All’ospedale di Rivoli si sta sviluppando un modo diverso di prendersi cura dell’anziano fragile. Un modello che mette davvero al centro la persona. Protagonista è l’ortogeriatra, una figura specialistica che integra competenze ortopediche e geriatriche per migliorare il recupero dei pazienti ultra 65enni operati in ortopedia, spesso per frattura al femore.
A coordinare questo percorso è Giovanna Casoli, ortogeriatra, che lavora a stretto contatto con un team multidisciplinare di professionisti.
Un percorso assistenziale innovativo che sta dimostrando risultati concreti: degenza media ridotta da 9 a 7 giorni, circa 1000 esami di laboratorio in meno, circa 500 esami strumentali in meno, riduzione della mortalità tra i pazienti anziani operati e migliore percezione della presa in carico da parte dei pazienti, grazie all’ecografia eseguita dallo stesso medico che li segue.
L’ortogeriatra: una nuova figura per una nuova medicina
L’iniziativa è nata circa un anno fa grazie alla determinazione del dottor Aniello Arbucci, Direttore dell’Ortopedia di Rivoli e Susa, che ha creduto nella necessità di una gestione più integrata e personalizzata per l’anziano con la frattura al femore.
Da allora, l’ospedale di Rivoli ha costruito un percorso che mette in rete diverse competenze: oltre all’ortogeriatra, lavorano fianco a fianco infermieri esperti, fisioterapisti, logopedisti, dietisti, assistenti sociali e il servizio NOCC (Nucleo operativo continuità cure). Una sinergia che consente di affrontare tempestivamente problematiche spesso sottovalutate ma decisive nel decorso post operatorio: delirium infezioni, scompensi cardiaci, malnutrizione e fragilità sociale.
Il risultato è un modello di cura completo, umano e scientificamente solido, che accompagna il paziente in tutte le fasi del percorso, dall’intervento al ritorno a casa.
Meno giorni, meno esami, più vita
L’Asl TO3 ha trattato circa 600 fratture di femore all’anno (2024), di cui 328 all’ospedale di Rivoli, 120 a Pinerolo e 136 a Susa. Con i suoi 23 posti letto, il reparto di Ortopedia di Rivoli si conferma un punto di riferimento per la cura dell’anziano fragile con frattura di femore, mantenendo elevati standard di tempestività nell’intervento: il 78% dei pazienti operati entro 48 ore, in linea con Susa (80%) e Pinerolo (81%).

Si tratta quindi di un modello che dimostra come la cura dell’anziano non possa più limitarsi al trattamento della frattura, ma debba abbracciare l’intera persona, con le sue vulnerabilità e potenzialità.
«L’arrivo dell’ortogeriatra a Rivoli – commenta in una nota stampa Giovanni La Valle, Direttore Generale Asl TO3 – rappresenta un importante passo avanti per l’assistenza ai nostri pazienti anziani fragili. Grazie a questo approccio multidisciplinare, siamo in grado di offrire cure più rapide, sicure e personalizzate, riducendo i tempi di degenza e migliorando la qualità della vita dei nostri pazienti. È un modello che intendiamo consolidare e diffondere in tutta la nostra rete ospedaliera. A questo fine, stiamo pianificando l’assunzione di ulteriori geriatri che potranno estendere la propria competenza anche alle altre strutture chirurgiche, garantendo la presa in carico a 360 gradi dei pazienti più complessi».
Rivoli come modello virtuoso
L’esperienza dell’ospedale di Rivoli non è solo una buona pratica sanitaria, ma un nuovo paradigma di medicina territoriale e ospedaliera. L’ortogeriatria, in questo contesto, è molto più che un semplice servizio aggiuntivo. Si tratta un cambio di prospettiva: curare l’anziano significa coordinare, ascoltare, prevenire e accompagnare.
«Con questo approccio – sottolinea Federico Riboldi, assessore alla Sanità della Regione Piemonte -, l’Ospedale di Rivoli dimostra come la combinazione di competenze ortopediche e geriatriche possa diventare best practice regionale, garantendo cure più efficaci e personalizzate agli anziani fragili e ai loro familiari. Garantire cure puntuali e migliorare la percezione della presa in carico dei pazienti, sono ingredienti fondamentali per una presa in carico a 360 gradi dei cittadini, per una sanità sempre più universale».
Fonte: Comunicato stampa Regione Piemonte

