UN PROGETTO DI

Parkinson: nuove prospettive di cura con una regia multidisciplinare

parkinson- città della salute e della scienza di Torino

In Italia sono almeno 300.000 le persone che convivono con il Parkinson di cui 30.000 soltanto in Piemonte. Questa malattia neurodegenerativa colpisce soprattutto gli anziani, ma nel 10-20% dei casi si manifesta prima dei 50 anni, talvolta anche prima dei 40.

Una diagnosi precoce significa spesso conviverci per decenni, con un impatto crescente su autonomia, lavoro e relazioni.

Affrontare le complicanze motorie del Parkinson è una delle sfide più complesse della neurologia moderna. Nella fase avanzata della patologia, le terapie convenzionali spesso non bastano più, e i sintomi diventano sempre più invalidanti, compromettendo in modo significativo l’autonomia e la qualità della vita delle persone. È proprio per dare una risposta concreta a questa esigenza che, presso il Centro Regionale Esperto per la malattia di Parkinson e i Disturbi del Movimento della Città della Salute e della Scienza di Torino, diretto dal professor Leonardo Lopiano, è stato avviato un percorso terapeutico innovativo che prevede l’infusione sottocutanea continua di Levodopa.

Oltre 30 pazienti sono già in trattamento presso il Centro Regionale Esperto per la malattia di Parkinson e i Disturbi del Movimento, diretto dal professor Leonardo Lopiano.

Quando il farmaco non basta più: la sfida della fase avanzata del Parkinson

La terapia infusionale è pensata per quei pazienti che, dopo anni di trattamento con farmaci orali, sviluppano complicanze motorie come blocchi dl movimento e discinesie (movimenti involontari). Si tratta di una somministrazione continua di Levopoda attraverso un piccolo catetere sottocutaneo collegato a un device portatile. Questo permette di mantenere un livello costante del farmaco nel sangue durante tutta la giornata, riducendo le fluttuazioni motorie e migliorando significativamente il controllo dei sintomi.

Il trattamento, attivo da ottobre 2024 presso il Day Hospital di Neurologia, ha già coinvolto oltre trenta pazienti con risultati molto incoraggiati. La procedura, che non richiede interventi invasivi, rappresenta un’alternativa concreta per chi non trova più beneficio con i farmaci tradizionali.

Parkinson: voci del cambiamento

L’impatto di questa terapia emerge con forza dalle parole di chi l’ha sperimentata. Roberto, 74 anni, racconta in una nota stampa: «Soffro di Parkinson da circa 15 anni. Con i farmaci non riuscivo più a controllare i sintomi della malattia e durante il giorno mi bloccavo frequentemente. Avevo bisogno di assistenza perchè non ero autonomo; adesso, grazie a questa terapia, non ho più blocchi, ho riacquistato la mia autonomia e la qualità della vita è notevolmente migliorata».

Anche Caterina, 62 anni, ha visto un cambiamento radicale. Dichiara, infatti, in una nota stampa: «Soffro di Parkinson dall’età di 47 anni e con i farmaci sono stata abbastanza bene fino a qualche anno fa, quando sono comparsi i blocchi e i movimenti involontari per quasi tutta la giornata, rendendo difficoltosa anche l’attività lavorativa. Da quando sono in trattamento, con questa terapia sono notevolmente migliorata».

Il valore di un’équipe dedicata

Il Centro torinese, riferimento regionale e nazionale, non è nuovo a percorsi terapeutici all’avanguardia. Accanto alla nuova terapia sottocutanea, sono già attive la Stimolazione Cerebrale Profonda (Deep Brain Stimulation), in collaborazione con la Neurochirurgia Stereotassica del professor Michele Lanotte, e l’infusione duodenale di Levodopa tramite PEG, condotta con l’équipe della Gastroenterologia universitaria e dell’Endoscopia Digestiva.

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A rendere possibile tutto questo è l’impegno di un’équipe multidisciplinare altamente qualificata, composta dai professori Mario Rizzone, Maurizio Zibetti, Alberto Romagnolo, dai dottorandi Gabriele Imbalzano e Claudia Ledda, dagli specializzandi Clarissa Pandino e Serenda Budicin, e dalla neuropsicologa clinica Elisa Montanaro.

«Tutto questo è possibile grazie alla possibilità di creare team multidisciplinari e quindi alle numerose e qualificate eccellenze presenti nella Città della Salute e della Scienza di Torino. Questo consente continuamente di sperimentare e poi mettere in atto tutte le procedure terapeutiche innovative», dichiara in una nota stampa il Commissario Thomas Schael.

Torino come punto di riferimento

L’infusione sottocutanea continua di Levodopa è oggi un’opportunità concreta per tanti pazienti in fase avanzata. Il suo successo conferma quanto la ricerca e l’innovazione, se sostenute da un sistema sanitario efficiente e da professionisti preparati, possano davvero far la differenza. A Torino, questa differenza si sta già vedendo nei volti e nei gesti ritrovati di decine di pazienti.

«Ancora una volta l’azienda ospedaliero – universitaria Città della Salute e della Scienze di Torino si conferma un’eccellenza a livello nazionale, dimostrando come innovazione, ricerca e nuove terapie siano alla base per una sanità pubblica al servizio del cittadino», sottolinea in una nota stampa l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte Federico Riboldi.

Fonte: Comunicato Stampa Regione Piemonte

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Vittoria

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