Quando si parla di sicurezza sul lavoro si tende ancora a immaginarla come un insieme di regole valide per tutti. Nella pratica, però, i rischi non si manifestano allo stesso modo per uomini e donne, e questa differenza è ancora poco considerata nei modelli di prevenzione. Dal convegno promosso dalla Fondazione Marisa Bellisario Delegazione Piemonte emerge la necessità di ripensare modelli e prevenzione in chiave più inclusiva.
È da qui che è partito il confronto al centro dell’incontro «Salute e sicurezza sul lavoro. Il ruolo della donna tra parità e diversità di genere per una visione etica di impresa», ospitato il 16 aprile 2026 alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.
L’incontro ha riunito istituzioni, professionisti, enti di prevenzione e imprese, offrendo un momento di confronto su un tema sempre più rilevante: i rischi lavorativi non si manifestano allo stesso modo per uomini e donne.
Il confronto tra istituzioni e territorio

Ad aprire i lavori, dopo l’introduzione della referente regionale Valeria Ferrero, è stata la presidente della Fondazione Marisa Bellisario, Lella Golfo, che ha richiamato il valore della parità come risultato di un percorso culturale e istituzionale ancora in evoluzione. Il contributo istituzionale è stato arricchito anche dal videomessaggio della vicesindaca di Torino Michela Favaro, che ha sottolineato il legame tra sicurezza, dignità e qualità del lavoro, evidenziando l’importanza di integrare la prospettiva di genere nei sistemi di prevenzione.
Modelli da aggiornare e prevenzione da ripensare sul tema sicurezza
Nel corso degli interventi è emersa la necessità di superare modelli costruiti prevalentemente su parametri maschili, ancora presenti in diversi ambiti della sicurezza, dai dispositivi di protezione individuale fino alla valutazione dei rischi. Un approccio standardizzato, infatti, rischia di ridurre l’efficacia delle misure di prevenzione, non tenendo conto delle differenze reali nei contesti lavorativi.
I dati sulla sicurezza: tra infortuni e rischi meno visibili
I dati presentati durante il convegno delineano un quadro articolato. In Piemonte, le donne rappresentano circa il 40% degli infortuni denunciati, con un andamento in lieve crescita. A livello nazionale, secondo INAIL, si registra una diminuzione complessiva delle denunce di infortunio, ma resta significativa l’incidenza degli infortuni in itinere, in aumento anche tra le lavoratrici.
Accanto agli infortuni, è stata evidenziata l’importanza di considerare anche i rischi meno visibili, come lo stress lavoro-correlato, i disturbi muscolo-scheletrici e le problematiche legate a posture e movimenti ripetitivi, particolarmente diffuse nei settori a maggiore presenza femminile, come sanità e servizi.
Normativa e applicazione: il nodo operativo
Il quadro legislativo italiano, a partire dal D.Lgs. 81/2008, prevede già l’integrazione di fattori come genere, età e provenienza nella valutazione dei rischi aziendali. Tuttavia, nel corso del confronto è emerso come queste indicazioni risultino talvolta applicate in modo parziale, evidenziando una distanza tra normativa e pratica operativa.
Cultura organizzativa e qualità del lavoro
Un ulteriore aspetto emerso riguarda la cultura organizzativa. Ambienti di lavoro attenti al benessere e alla sicurezza psicologica favoriscono una maggiore prevenzione e una gestione più efficace delle criticità. Nel contesto produttivo italiano, caratterizzato in larga parte da piccole e medie imprese, la sicurezza si intreccia con le dinamiche organizzative e le risorse disponibili, diventando un elemento sempre più rilevante per la qualità del lavoro e la sostenibilità delle aziende.
Verso un approccio più inclusivo
Il convegno ha offerto quindi uno spunto di riflessione su un approccio alla sicurezza più inclusivo e consapevole, in cui la prospettiva di genere diventa parte integrante dei modelli di prevenzione e sviluppo organizzativo.
Un’evoluzione che non riguarda solo il rispetto delle normative, ma anche la capacità di leggere e interpretare in modo più completo la complessità del mondo del lavoro contemporaneo.



