La salute come diventa una leva di sviluppo economico, innovazione e competitività. È questo il messaggio emerso durante “Clustering Life Sciences & Health: dagli ecosistemi di innovazione ai modelli integrati di sviluppo della filiera della salute”, appuntamento promosso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia insieme a BioIndustry Park Silvano Fumero, bioPmed Piemonte Innovation Cluster, Federated Innovation @MIND, Cluster Scienze della Vita Friuli Venezia Giulia, Polo Tecnologico Alto Adriatico e AstraZeneca Italia e svoltosi al Centro Congressi dell’Unione Industriali di Torino.
Il tema assume un’importanza particolare alla luce dei numeri delle Scienze della Vita in Italia. Secondo le più recenti analisi, il comparto genera un valore della produzione superiore a 273 miliardi di euro, contribuisce per oltre il 10% al PIL nazionale e occupa circa 1,81 milioni di occupati. Nel settore operano oltre 6.000 imprese (fonte ALISEI), di cui 1.591 aziende innovative – 1229 startup e 362 PMI innovative – che rappresentano circa il 12% dell’intero ecosistema italiano dell’innovazione (fonte LISTUP 2020-2025).
La filiera si distingue inoltre per una forte propensione agli investimenti in ricerca e sviluppo: oltre 6 miliardi di euro vengono destinati ogni anno alla ricerca di base e più di 10 miliardi alla ricerca applicata (fonte ALISEI).
Clustering Life Sciences & Health: reti di ecosistemi connessi
L’appuntamento torinese ha posto l’attenzione sulla necessità di superare la frammentazione territoriale per costruire reti di ecosistemi connessi, capaci di affrontare sfide sempre più complesse come l’invecchiamento della popolazione, l’aumento delle patologie croniche, la sostenibilità dei sistemi sanitari e l’affermazione della medicina personalizzata.
Durante i saluti istituzionali, i rappresentati delle istituzioni regionali e del mondo produttivo hanno evidenziato la necessità di integrare maggiormente sanità, ricerca e industria, promuovendo modelli di collaborazione in grado di generare innovazione e sviluppo.

«I sistemi sanitari e dell’innovazione devono muoversi in maniera coordinata, perché la grande sfida che abbiamo davanti è migliorare la risposta ai bisogni di salute dei cittadini. La ricerca e le nuove tecnologie ci mettono a disposizione strumenti straordinari, ma è necessario ripensare profondamente i processi organizzativi -. ha affermato in una nota stampa Massimiliano Fedriga, Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e Presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome – La telemedicina e l’intelligenza artificiale possono migliorare il monitoraggio dei pazienti cronici, superare le distanze, soprattutto nelle aree interne, e garantire una presa in carico più costante. Tuttavia, se non cambiano le modalità operative e l’organizzazione del lavoro, il rischio è che l’innovazione resti solo sulla carta. Non basta fornire dispositivi ai pazienti: occorre adeguare i modelli organizzativi e professionali alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie».
L’innovazione delle Life Sciences
Particolare attenzione è stata dedicata anche al ruolo del Piemonte, che sta rafforzando la propria presenza nel comparto delle Life Sciences attraverso investimenti, collaborazioni internazionali e il consolidamento di poli di eccellenza come il BioIndustry Park di Colleretto Giacosa.
«Il Piemonte sta ampliando e diversificando le proprie vocazioni economiche, investendo con decisione in settori ad alto contenuto di innovazione come le Life Sciences, che rappresentano una delle principali direttrici di sviluppo per il futuro della nostra regione – dichiarano in una nota stampa Alberto Cirio, Presidente della Regione Piemonte, Federico Riboldi, Assessore Sanità, Livelli essenziali di assistenza, Prevenzione e sicurezza sanitaria, Edilizia sanitaria – Regione Piemonte e Andrea Tronzano, Assessore sviluppo economico, Regione Piemonte – In questo ambito le collaborazioni internazionali sono strategiche: per questo abbiamo promosso missioni e partenariati in Paesi come il Canada e il Giappone, con l’obiettivo di attrarre investimenti, competenze e nuove opportunità di ricerca. Possiamo contare su eccellenze riconosciute a livello internazionale come il Bioindustry Park di Colleretto Giacosa e su un sistema della ricerca e della sanità sempre più forte, come dimostra il riconoscimento IRCCS dell’Azienda Ospedaliera di Alessandria. Sono risultati che confermano il ruolo del Piemonte come uno dei principali poli italiani dell’innovazione nelle scienze della vita».

Il Piemonte può contare su circa 2.800 aziende attive nei comparti biotech, farmaceutico, dispositivi medici, diagnostica, nutraceutica e benessere, con quasi 10.000 addetti. Il settore pharma conta più di 3.600 addetti e 4.200 nei settori fornitori, equivalente all’1,6% della manifattura regionale. Il Piemonte è la quinta regione italiana per numero di imprese attive nel campo delle biotecnologie, con 56 aziende (il 6% di quelle nazionali) e per quanto riguarda le startup il biotech rappresenta il comparto più dinamico in termini di attrazione di capitali a livello regionale con 28,4 milioni di euro di fondi raccolti nel 2025.
Anche il Friuli Venezia Giulia presenta un ecosistema in crescita, con oltre 170 imprese attive nelle Scienze della Vita, più di 4.500 occupati e un valore della produzione superiore a 900 milioni di euro.
A livello nazionale, la Lombardia si conferma il principale hub italiano dell’innovazione Life Science, concentrando oltre il 28% delle nuove imprese innovative del settore (27,5% delle startup e 31,4% delle PMI), una quota sostanzialmente stabile nel periodo 2020-2025. Milano che da sola ospita il 21,7% delle aziende censite nell’ultimo semestre del 2025. Seguono il Lazio con il 12% e la Campania con il 10,2%.
Il ruolo strategico dei cluster per l’innovazione
A delineare la cornice strategica della giornata è stato Pietro Presti, CEO di Sharing Progress in Cancer Care, Direttore Generale della Fondazione Tempia e componente del Comitato Scientifico di Bioindustry Park.
Nel suo intervento è stato evidenziato come la competitività futura non dipenderà più dalla forza dei singoli soggetti, ma dalla capacità di costruire ecosistemi integrati nei quali istituzioni, ricerca, sanità, industria e investitori collaborino stabilmente.
Come ha sottolineato in una nota stampa Pietro Presti: «Non basta generare innovazione: bisogna trasformarla in impatto concreto. I cluster non sono semplici reti di relazioni, ma infrastrutture strategiche di capitale relazionale. La competizione del prossimo decennio non sarà tra singole organizzazioni, ma tra ecosistemi».
Ricerca, imprese e sanità: una filiera sempre più integrata
La prima tavola rotonda ha approfondito il rapporto tra accademia, industria e sanità.
Dal confronto tra rappresentanti del mondo accademico, ospedaliero e industriale è emersa una visione condivisa: l’innovazione nelle Scienze della Vita nasce oggi lungo filiere collaborative che coinvolgono ospedali, università, centri di ricerca, imprese e cluster territoriali.
La tavola rotonda ha visto confrontarsi: Fabrizio Grillo, Presidente Federated Innovation @MIND, Marta Betti, Responsabile Clinical Trial center DAIRI – AOU Alessandria, Erika Cecchin, Direttore Farmacologia sperimentale e clinica – IRCCS CRO Aviano, Giandomenico Nollo, Dip. Ing. Industriale Università di Trento, Consorzio iNEST, Presidente SIHTA, Davide Minniti, Direttore AOU San Luigi Orbassano e Roberta Lauro Campania Bioscience.
Tra i temi affrontati, Grillo ha presentato l’esperienza di Federated Innovation @MIND come modello di collaborazione tra grandi imprese, startup e centri di ricerca; Betti ha illustrato il modello DAIRI, che integra ricerca, innovazione e sanità pubblica; Cecchin ha evidenziato il ruolo degli IRCCS nel collegare ricerca e assistenza sanitaria; Nollo ha sottolineato l’importanza di Living Lab e valutazioni HTA per favorire l’adozione dell’innovazione; Minniti ha ricordato come gli ospedali che fanno ricerca possano attrarre talenti e investimenti; Lauro ha infine ribadito il valore dei cluster nel mettere in rete le eccellenze territoriali e amplificarne l’impatto.
Dai modelli territoriali alle reti nazionali
La seconda sessione dell’evento ha portato l’attenzione sui modelli concreti di sviluppo degli ecosistemi territoriali.
Nella sessione dedicata ai modelli di governance Regione–Cluster sono intervenuti Alessia Rosolen,
Assessore lavoro, formazione, istruzione, università, ricerca e famiglia – Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Alberta Pasquero, Bionindustry Park, Andrea Paolini, Direttore Generale Toscana Life Sciences e Mauro Casotto, Direttore Area Progetti e Attività Strategiche di Sistema – Trentino Sviluppo.
Gli argomenti trattati sono stati diversi. Dalla necessità di una regia istituzionale capace di integrare sanità, ricerca, formazione e sviluppo industriale al ruolo della governance pubblico-privata nel favorire collaborazione e innovazione. Dall’importanza delle reti nazionali e internazionali per valorizzare gli ecosistemi territoriali a come i territori periferici possano diventare poli strategici grazie a infrastrutture, specializzazione e connessioni.
«Il Friuli Venezia Giulia ha costruito un modello di competitività che, come dimostrano iniziative quali quella ospitata oggi a Torino, parte dai territori e dalle loro esigenze. I punti di partenza sono l’ascolto delle necessità delle imprese e la capacità di mettere a sistema le risposte che il mondo della ricerca e il capitale umano presente sul territorio sono chiamati a fornire. L’obiettivo è costruire una vera filiera dell’innovazione, mettendo in connessione ricerca, formazione, imprese e sviluppo tecnologico. Questo è l’unico percorso in grado di garantire nel tempo la competitività del territorio, che rappresenta il fondamento stesso delle politiche industriali e della capacità del nostro Paese di affrontare le sfide future», ha affermato in una nota stampa Alessia Rosolen, Assessore lavoro, formazione, istruzione, università, ricerca e famiglia – Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia.
Startup e trasferimento tecnologico
Un altro tema centrale della giornata ha riguardato il passaggio dalla ricerca all’impresa e sviluppo industriale.
Nel solo 2025, le imprese innovative del comparto Life Science hanno raccolto 414 milioni di euro di capitali di rischio, con un trend in forte crescita. Negli ultimi cinque anni il volume complessivo degli investimenti ha superato il miliardo di euro, evidenziando la crescente fiducia degli investitori verso un comparto caratterizzato da elevato contenuto tecnologico e importanti prospettive di sviluppo.
I relatori, Giorgio Ciron (Direttore InnovUp, Area Director Life Sciences, Healthcare & Startup Assolombarda) e Rosilari Bellacosa (CTO e fondatrice SynDiag; Ambassador GammaDonna) hanno sottolineato come le startup rappresentino uno dei principali strumenti di trasferimento tecnologico, ma abbiano bisogno di ecosistemi capaci di accompagnarle lungo tutto il percorso di crescita, dalla validazione clinica all’accesso al mercato.
Particolare attenzione è stata dedicata alle condizioni necessarie per superare la cosiddetta “valle della morte” dell’innovazione, attraverso l’accesso a infrastrutture, competenze manageriali, partner industriali e capitali pazienti.
Infrastrutture, dati e logistica: i fattori che abilitano l’innovazione
La sessione dedicata a infrastrutture, dati e logistica ha visto gli interventi di Caterina Petrillo,
Presidente Area Science Park, Massimo D’Angelo, Direttore Azienda Zero Piemonte e Ilaria Catalano,
Vicepresidente LIPHE.
Gli interventi si sono soffermati sul ruolo delle grandi infrastrutture di ricerca e delle piattaforme tecnologiche aperte nel supportare imprese e ricercatori, ma anche sull’importanza strategica dei dati sanitari per l’innovazione. È stato inoltre richiamata l’attenzione sulla logistica sanitaria e farmaceutica, elemento fondamentale per garantire l’accesso rapido e sicuro ai farmaci, dispositivi e terapie avanzate.
Investimenti e collaborazione pubblico-privato
La parte dedicata agli investimenti ha evidenziato la necessità di rafforzare la collaborazione tra capitale pubblico e privato per sostenere la crescita del settore.
Dal confronto è emersa la convinzione che il successo delle Life Sciences dipenda dalla capacità di costruire ecosistemi attrattivi per gli investitori, nei quali ricerca, imprese, infrastrutture e sistema sanitario operino come parti di una strategia condivisa.
Sono qui intervenuti: Mario Alparone, Direttore Generale Finpiemonte, Raffaele Fantelli,
Presidente Agorai Innovation Hub, Elisabetta Borello, Co-founder, VP Strategy & External relations Bio4Dreams, Luigi Gallo, Responsabile Public Advisory Invitalia e Claudio Longo, componente Comitato di Presidenza di Farmindustria.
In questa sede si è parlato soprattutto del ruolo delle risorse pubbliche nell’attivare investimenti privati, ma anche dell’importanza degli innovation hub come punto d’incontro tra ricerca, imprese e capitali, per poi passare al valore di ecosistemi solidi e attrattivi per gli investitori, sottolineando la centralità delle Life Sciences nelle strategie industriali nazionali ed evidenziando, quindi, il contributo delle aziende farmaceutiche nel trasformare la ricerca in soluzioni concrete per i pazienti.
L’obiettivo indicato dai partecipanti è superare la logica del finanziamento dei singoli progetti per sostenere ecosistemi territoriali capaci di generare effetti duraturi in termini di innovazione, occupazione e sviluppo industriale.
Verso le “Innovation Valleys” della Salute

La giornata si è conclusa con il rilancio, da parte di Alessia Rosolen, Andrea Tronzano e Francesco Marcolini, Presidente LAzio Innova, di una prospettiva di una collaborazione strutturata e permanente tra ecosistemi regionali.
I tre rappresentanti hanno indicato nella costruzione di reti interterritoriali delle Life Sciences uno degli elementi chiave per affrontare le sfide globali della salute, della ricerca e della competitività industriale.
L’edizione 2027, inoltre, si farà e si concentrerà sulla costruzione delle “Innovation Valleys della salute” e su un programma operativo condiviso tra Regioni, cluster, imprese, centri di ricerca e sistema sanitario.
Sfide future
Nell’ultima sessione, Francesca Patarnello, Vicepresidente Market Access & Goverment Affairs AstraZeneca Italia e Alessandra Gelera, Presidente Cluster Tecnologico Nazionale ALISEI hanno raccolto i principali spunti emersi nel corso della giornata, sottolineando come le sfide future richiedano una collaborazione sempre più stretta tra territori, competenze e filiere diverse.
Il messaggio condiviso è stato chiaro: le differenze territoriali non rappresentano un limite, ma una risorsa da valorizzare all’interno di una strategia nazionale capace di mettere in connessione le eccellenze regionali.
«L’incontro di oggi conferma che il tema delle Life Sciences non può più essere affrontato guardando ai singoli attori o ai singoli territori. La vera sfida è costruire connessioni stabili tra ricerca, sistema sanitario, imprese, startup, investitori e istituzioni, creando ecosistemi capaci di generare innovazione, attrarre risorse e trasformare la conoscenza in sviluppo economico e benefici concreti per i cittadini. Come Cluster Scienze della Vita Friuli Venezia Giulia abbiamo creduto fin dall’inizio nel valore del clustering come strumento per mettere a sistema competenze e opportunità. Dopo le prime esperienze di confronto tra ecosistemi territoriali, l’edizione di quest’anno segna un ulteriore passo avanti: non abbiamo parlato soltanto di collaborazione, ma della costruzione di vere reti di ecosistemi, capaci di operare come piattaforme nazionali dell’innovazione – ha commentato in una nota stampa Stefano De Monte, Cluster Manager del Cluster Scienze della Vita Friuli Venezia Giulia – È una prospettiva particolarmente importante per il Friuli Venezia Giulia, una regione che negli anni ha investito con continuità nella ricerca, nelle infrastrutture scientifiche e nella collaborazione tra pubblico e privato, costruendo un ecosistema riconosciuto a livello nazionale e internazionale. Oggi emerge con chiarezza che la competitività delle Scienze della Vita non dipenderà dalla capacità dei singoli territori di correre da soli, ma dalla volontà di condividere competenze, infrastrutture e progettualità all’interno di una visione comune. Se vogliamo che l’Italia giochi un ruolo da protagonista nelle grandi sfide della salute, dobbiamo passare dalla logica delle eccellenze isolate a quella delle eccellenze connesse. È proprio in questa direzione che intendiamo continuare a lavorare insieme ai nostri partner nazionali nei prossimi anni».
«La collaborazione che da alcuni anni stiamo sviluppando con il Polo Tecnologico Alto Adriatico, gestore del Cluster Scienze della Vita Friuli Venezia Giulia, e con Federated Innovation @MIND ci ha portati a confrontarci sul potenziale dei nostri ecosistemi. Oggi possiamo contare su vere e proprie infrastrutture dell’innovazione capaci di connettere ricerca, sanità, industria, startup, investitori, dati e competenze lungo l’intera filiera delle Scienze della Vita -. ha concluso in una nota stampa Sara Falvo, Responsabile dell’Innovazione Strategica Bioindustry Park e Cluster Manager bioPmed – Con l’incontro di oggi abbiamo compiuto un ulteriore passo avanti nella costruzione di una visione condivisa di sviluppo, fondata sulla collaborazione tra territori e sulla valorizzazione delle rispettive eccellenze in una reale capacità di sistema. Crediamo che il ruolo dei cluster sia quello di agire come piattaforme di connessione tra ricerca, sistema sanitario, imprese e investitori, favorendo il trasferimento tecnologico, l’open innovation e la crescita di ecosistemi sempre più integrati. Se vogliamo accelerare l’innovazione nella salute, non dobbiamo progettare soltanto nuove tecnologie: dobbiamo progettare le connessioni che permettono a ricerca, sanità, imprese e istituzioni di lavorare insieme, trasformando l’innovazione in valore concreto per i pazienti e per i territori».
Fonte e Photo Credit: Studio Sandrinelli


