Dal 15 settembre al 15 aprile in Piemonte torna il divieto stagionale di abbruciamento all’aperto del materiale vegetale.
L’inquinamento atmosferico continua a rappresentare una delle principali minacce per la salute pubblica. L’esposizione agli inquinanti presenti nell’aria è associata a numerose patologie, tra cui malattie respiratorie e cardiovascolari, ictus, tumori, diabete e disturbi neonatali. Ridurre le emissioni prodotte dalle diverse attività quotidiane rappresenta quindi un elemento fondamentale per migliorare la qualità dell’aria e tutelare la salute della popolazione.
Tra le fonti di particolato atmosferico e di altre sostanze dannose rientrano anche la combustione dei residui vegetali e l’utilizzo di impianti di riscaldamento alimentati a biomasse legnose. Queste emissioni si aggiungono a quelle prodotte dalle attività industriali, dal traffico veicolare e dagli altri sistemi di riscaldamento domestico, contribuendo in particolare alla concentrazione delle polveri sottili nell’atmosfera.
Le regole per la combustione dei residui vegetali
Per limitare le emissioni durante i periodi in cui le condizioni atmosferiche rendono più difficile la dispersione degli inquinanti, in Piemonte sono previste specifiche limitazioni alla combustione all’aperto dei materiali vegetali.
Su tutto il territorio regionale, dal 15 settembre al 15 aprile, è vietato bruciare all’aperto residui vegetali. Nei comuni montani appartenenti alla zona IT0121 Montagna, il periodo di divieto va invece dal 1° novembre al 31 marzo.
La riduzione della combustione all’aperto assume particolare importanza nei mesi più freddi, quando le condizioni meteorologiche e la presenza contemporanea di diverse fonti emissive possono favorire l’accumulo degli inquinanti nell’aria.
I residui vegetali possono essere gestiti attraverso soluzioni alternative, come la triturazione e il riutilizzo per la pacciamatura, oppure mediante le modalità di raccolta e conferimento previste dai singoli Comuni.
Riscaldamento a biomassa e qualità dell’aria
Anche gli impianti domestici alimentati a legna o pellet possono contribuire alle emissioni di particolato. Per questo motivo, la corretta installazione, manutenzione e gestione degli apparecchi rappresentano elementi essenziali per ridurre l’impatto ambientale del riscaldamento a biomassa.
Stufe e caldaie a legna o pellet devono essere installate correttamente e registrate nel Catasto degli Impianti Termici, così come previsto per gli altri generatori di calore. Negli impianti alimentati a pellet è inoltre richiesto l’utilizzo di pellet di classe A1.
Il pellet viene prodotto attraverso il recupero di segatura, trucioli e residui di legno non trattato, che vengono compressi senza l’aggiunta di sostanze chimiche. Questo processo permette di valorizzare materiali che altrimenti sarebbero destinati allo smaltimento, contribuendo a ridurre il ricorso a nuove risorse forestali e la quantità di rifiuti prodotti dalle attività industriali.
La normativa regionale stabilisce anche il divieto di installare generatori con prestazioni ambientali inferiori alla classe 4 stelle e limita l’utilizzo degli apparecchi con classe inferiore alle 3 stelle, con specifiche eccezioni previste per i comuni appartenenti alla zona montana IT0121.
La qualità del combustibile e la manutenzione dell’impianto possono incidere in modo significativo sulle emissioni. L’utilizzo di legna adeguatamente essiccata e di combustibili certificati consente infatti una combustione più efficiente rispetto all’impiego di materiali non idonei, come carta, cartone, ramaglie o rifiuti.
Gli effetti delle polveri sottili sulla salute
L’inquinamento atmosferico è considerato uno dei principali fattori di rischio ambientale per la salute a livello mondiale. La composizione dell’aria varia in base alle attività presenti sul territorio e può comprendere gas e particolato atmosferico, comunemente noto come polveri sottili.
Le particelle più piccole, tra cui PM10, PM2.5 e particelle ultrafini, possono raggiungere le vie respiratorie più profonde e gli alveoli polmonari. La loro capacità di penetrare nell’organismo può determinare effetti che non riguardano esclusivamente l’apparato respiratorio, ma coinvolgono anche altri sistemi.
L’esposizione all’inquinamento atmosferico può produrre conseguenze sia nel breve sia nel lungo periodo. Le esposizioni prolungate sono associate a un aumento del rischio di malattie respiratorie e cardiovascolari, ictus, tumori, diabete, patologie neurodegenerative e disturbi neonatali.
Le conseguenze dell’inquinamento possono tradursi in un aumento della mortalità, dei ricoveri ospedalieri, degli accessi al pronto soccorso, dei giorni di malattia e del consumo di farmaci, generando inoltre un significativo impatto economico sui sistemi sanitari.
Piccoli comportamenti per ridurre le emissioni
La riduzione dell’inquinamento atmosferico passa anche attraverso comportamenti quotidiani. Evitare la combustione dei residui vegetali, utilizzare correttamente gli impianti di riscaldamento e scegliere combustibili di qualità può contribuire a limitare le emissioni di sostanze inquinanti.
È inoltre importante controllare periodicamente i bollettini sulla qualità dell’aria. In presenza di livelli di criticità segnalati con semaforo arancione o rosso, possono entrare in vigore ulteriori limitazioni, tra cui il divieto assoluto di combustione all’aperto e restrizioni sull’utilizzo dei generatori a biomassa legnosa meno performanti.
La corretta manutenzione dell’impianto domestico, compresa la canna fumaria, contribuisce a migliorare l’efficienza della combustione e a ridurre le emissioni. Anche le modalità di accensione e gestione della stufa o del camino possono fare la differenza: l’accensione dall’alto nelle stufe a legna e una corretta regolazione della combustione permettono di utilizzare il combustibile in modo più efficiente.
Ridurre le emissioni prodotte dagli abbruciamenti e dal riscaldamento domestico rappresenta quindi una misura concreta per migliorare la qualità dell’aria. Il rispetto delle regole, una maggiore attenzione alla manutenzione degli impianti e l’adozione di comportamenti più sostenibili possono contribuire a ridurre l’esposizione agli inquinanti e a proteggere la salute pubblica.
Fonte: Comunicato Stampa.


