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Dom. Set 13th, 2026

Crisi idrica e incendi, il Piemonte dichiara per la prima volta l’emergenza regionale

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Il Piemonte ha dichiarato per la prima volta lo stato di emergenza di rilievo regionale per la crisi idrica e gli incendi boschivi che stanno interessando il territorio. La decisione, adottata dalla Giunta il 3 agosto, rappresenta la prima applicazione della legge regionale approvata nel mese di giugno per recepire le disposizioni del Codice nazionale della Protezione civile.

La nuova disciplina consente alla Regione di attivare autonomamente lo stato di emergenza quando un evento, per intensità, natura o diffusione, non può essere affrontato con gli strumenti ordinari, ma resta comunque gestibile attraverso risorse e strutture regionali.

Il provvedimento introduce quindi un livello intermedio tra la gestione ordinaria e l’emergenza nazionale, permettendo di avviare procedure straordinarie senza dover attendere necessariamente un intervento statale.

Un quadro amministrativo per le misure straordinarie

La dichiarazione dello stato di emergenza rappresenta il presupposto per l’adozione di eventuali ordinanze del presidente della Regione, l’attivazione delle misure straordinarie di Protezione civile e l’utilizzo delle risorse disponibili.

L’atto, tuttavia, non definisce ancora gli interventi concreti. Non sono stati indicati i territori destinatari delle misure, le opere previste, gli stanziamenti disponibili né le tempistiche operative. La dichiarazione apre quindi la fase emergenziale dal punto di vista amministrativo, mentre le azioni specifiche saranno stabilite attraverso successivi provvedimenti.

Secondo la normativa regionale, lo stato di emergenza per la crisi idrica può durare fino a dodici mesi ed essere prorogato per un ulteriore anno. Gli atti successivi dovranno individuare l’ambito territoriale interessato, le prime misure urgenti e la struttura incaricata del coordinamento.

Una crisi aggravata dalle condizioni estive

La decisione arriva dopo settimane caratterizzate da un progressivo peggioramento delle condizioni climatiche. Il 23 giugno la Regione aveva riattivato l’Osservatorio sull’emergenza idrica a causa del deficit di precipitazioni e dell’aumento delle temperature.

L’8 luglio era inoltre entrato in vigore lo stato di massima pericolosità per gli incendi boschivi, con il coinvolgimento del sistema antincendi regionale, dei Vigili del fuoco, del Corpo AIB Piemonte, dei Carabinieri forestali e delle flotte aeree impegnate nelle operazioni di contrasto.

Il Tavolo regionale riunito il 13 luglio aveva evidenziato una situazione particolarmente critica. A giugno le precipitazioni medie sul bacino del Po si erano fermate a 62 millimetri, il 36 per cento in meno rispetto alla media del periodo 1991-2020. Nello stesso mese l’anomalia termica regionale aveva raggiunto i 3,5 gradi, mentre le risorse idriche superficiali risultavano inferiori del 37 per cento rispetto alla media.

Anche la portata del Po a Isola Sant’Antonio aveva registrato valori fortemente ridotti, con una media di 62 metri cubi al secondo e un deficit del 75 per cento rispetto ai valori di riferimento.

La crisi riguarda diversi settori del territorio regionale. La riduzione della disponibilità idrica incide sull’approvvigionamento potabile, sulle attività agricole, sui corsi d’acqua e sugli ecosistemi montani.

Le condizioni di siccità contribuiscono inoltre ad aumentare la vulnerabilità dei boschi e dei territori rurali, favorendo la propagazione degli incendi e rendendo necessario un coordinamento tra le diverse componenti del sistema di Protezione civile.

Il precedente del 2022

Il Piemonte aveva già affrontato una grave emergenza siccità nel 2022, quando era stato richiesto al Governo il riconoscimento dello stato di emergenza nazionale. Il Consiglio dei ministri aveva successivamente stanziato 7,6 milioni di euro per il territorio regionale, destinati principalmente a interventi urgenti e al trasporto dell’acqua tramite autobotti.

La procedura attivata nel 2026 segue invece un percorso differente, reso possibile dalla nuova normativa regionale. L’obiettivo è consentire una risposta più rapida attraverso strumenti già disponibili a livello locale, senza escludere un eventuale intervento nazionale nel caso in cui l’evoluzione della crisi superi la capacità regionale di gestione.

La fase decisiva sarà quella successiva alla dichiarazione dello stato di emergenza. Saranno infatti le ordinanze e gli atti di spesa a definire quali interventi verranno realizzati, quali risorse saranno mobilitate e quale sostegno concreto arriverà ai territori colpiti dalla crisi idrica e dagli incendi boschivi.

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