Sab. Lug 13th, 2024

Memoria da pesce rosso? Come la tecnologia sta cambiando il nostro cervello

memoria pesce rosso

Otto secondi. È la nostra soglia di attenzione attuale. Uno in meno rispetto a quella di un pesce rosso. La nostra concentrazione si è ridotta nel corso degli ultimi quindici anni, lo ha spiegato di recente uno studio condotto da Microsoft. La colpa sarebbe dell’abitudine al “multitasking” indotta da smartphone, dispositivi digitali e social network, che ci induce a passare da un’informazione all’altra talmente velocemente da non consentirci un’adeguata concentrazione. In una parola, siamo iperconnessi. Le attese, tempi necessari a sedimentare il sapere, sono viste ora come uno spreco di tempo.

Cosa sta succedendo alla nostra memoria?

«Noi pensiamo che rimuovere gli sforzi e affidarli a un dispositivo sia sempre un vantaggio. Ci dimentichiamo però, che ogni volta che assegniamo a una macchina una funzione umana, stiamo rimuovendo qualcosa dalla nostra vita e dal nostro cervello» spiega Michael Merzenich, professore emerito all’Università della California di San Francisco e uno dei neuroscienziati più noti al mondo, tra i primi alla fine degli anni ‘60 a dimostrare la plasticità del cervello, cioè la sua capacità di riconfigurarsi continuamente in base all’attività dei neuroni.
Sembra che quanto più ci affidiamo al web per risolvere problemi e dubbi, tanto più l’abitudine si radica e diventa comportamento usuale: si parla di “cognitive offloading”, ossia la tendenza a ricorrere a Internet come aiuto alla memoria.

Si può parlare di evoluzione?

Fino a qualche anno fa, gli studiosi ritenevano che lo sviluppo del cervello si completasse nell’infanzia e che da quel momento non venissero più prodotte nuove cellule. In realtà, la scienza ha dimostrato che lo sviluppo del cervello continua fino almeno ai 20 anni, ma che è sempre possibile la creazione di nuove connessioni.

La tecnologia può essere un’opportunità enorme e liberare risorse mentali da poter usare in maniera più creativa «L’uomo è passato attraverso tanti cambiamenti nell’approccio alla conoscenza: la lettura e il libro sono diventati un mezzo di cultura e informazione per tutti solo di recente e sono serviti secoli per passare dall’oralità alla scrittura — spiega Giuseppe Riva, docente di Psicologia della comunicazione dell’università Cattolica di Milano —. La nostra mente e i processi cognitivi che ci consentono di apprendere sono mutati durante il percorso e stanno trasformandosi anche adesso sotto la spinta delle nuove tecnologie, ma ora sta accadendo a una velocità enorme e per questo è difficile dire quale sarà il risultato».

By Debora Pasero

Giornalista, ceo di Scoprinetwork Srl, appassionata di comunicazione politica e d'impresa, da vent'anni ogni mattina mi nutro di pane e comunicazione

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